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mercoledì 23 aprile 2008

Deriva01 • Lastrucci, Meloni, Meloni

La prima deriva è stato solo l'inizio. L'inizio di un percorso tanto divertente e stimolante quanto complicato, anche di un confronto tra spazi e persone sempre più diversi.
Si sa, la prima esperienza dettava largo Argentina come punto di inizio. E così fu.
L'approccio a questa prima volta è stato abbastanza esecutivo, o almeno all'inizio.
La storia è questa:

Arrivate lì non abbiamo fatto caso a cos'era realmente largo Argentina, a cosa la circondava e chi la popolava. Gli occhi puntati solo sulle figure che ci passavano davanti con la speranza che la persona scelta potesse intrattenerci col suo percorso per un'ora circa. Puntiamo su una ragazza con fare trasandato che si inoltra sicura in un vicolo, ma da subito dichiariamo la nostra disfatta dal momento che, salendo le scale di un palazzo, è poi sparita in una delle tre porte di un pianerottolo. Altre sconfitte, ebben sì: un anziano con una bambina, una troupe televisiva e...
E poi lei: la nostra fotografa. Sola in mezzo ad un posto così grande e con la sua storia tutta da scoprire, senza nemmeno sembrare così sicura di sè, con la sua macchina fotografica in mano e le sue continue fotografie, una dopo l'altra, sempre alle stesse cose. Decidiamo di seguirla, ci ispira questa sua aria bizzarra. Dopo aver fatto più volte il giro di largo Argentina in ricerca di qualche istante da catturare, accelera il passo verso Via Arenula.
E lì qualcosa comincia a cambiare.
Cos'è Via Arenula? Cosa si trova qui? Dove si va?
La percorre tutta fino al Lungotevere d. Cenci. Un ponte e un fiume, il Tevere, affascinante da attraversare e osservare. Ma la fotografa corre, non possiamo lasciarla andare. Allora abbandoniamo l'idea di attraversare il ponte e con lei arriviamo a Piazza delle Cinque Scole e poi ancora Via d. Portico d'Ottavia, Via del Tempio, ancora Via del Portico e poi finalmente Piazza s. Bartolomeo, la fine del nostro percorso e del nostro tempo.
Una via dopo l'altra, senza nemmeno sapere bene il dove e il come.
E' stato a Piazza S. Bartolomeo che le cose sono cambiate, o meglio alla strada del ritorno.
Il ritorno è stato riflessione, confronto, esplorazione.

Meditiamo bene sulla strada percorsa: con la cartina davanti ci accorgiamo di aver fatto un giro abbastanza curioso. Il Lungotevere in realtà è stato sempre con noi, non ci hai mai abbandonate: ci siamo passate affianco, un po' più distanti e dopo vicinissime, e poi la scoperta dell'Isola Tiberina! Cos'è? Che storia porta con sè? Perchè Isola? Una serie di domande nate camminando, tornando, rivivendo una strada che a mano a mano è diventata più nostra, più conosciuta. Sarà perchè ora quei posti sono immortalati in 18 foto, sarà perchè senza più il vincolo di seguire una persona abbiamo potuto rallentare lì dove volevamo esplorare, dove il nostro occhio si è soffermato e s'è distratto.Ed è stato ancora al ritorno che ci siamo accorte che la fotografa era più sicura di quanto noi immaginassimo: ci ha portate in strade secondarie ma affascinanti, ci ha portate alla Sinagoga, un qualcosa a noi estraneo ma dentro alla nostra città, così come ci siamo noi. Ogni strada sembrava volesse raccontare la sua storia, ma non c'era tempo: dovevamo tornare!
Così rieccoci a Largo Argentina, quasi con un amaro in bocca, con la sensazioni di aver lasciato dietro qualcosa di inesplorato, di esser state costrette a seguire un percorso, quello della nostra fotografa, che però non era il nostro!

Perchè è questo alla fine che ha lasciato la prima deriva: una voglia di esplorare, conoscere, perdersi in posti sconosciuti e ritrovarsi negli stessi.
Torneremmo volentieri in quelle via, per esplorare ancora e per farci raccontare da foto, passanti, libri e quant'altro la storia della zona.



Federica Lastrucci, Sara Meloni, Paola Meloni

lunedì 21 aprile 2008

Deriva01 • Caretta, Fava, Gallo, Massaccesi

Appuntamento ore 11.00 Feltrinelli di Largo Argentina

Per iniziare il nostro pedinamento abbiamo scelto di affidare al caso la scelta del nostro soggetto, tramite una foto generale da cui estrarre una persona appetibile. Il primo soggetto preso in considerazione è un signore con giacca, cravatta con una borsa molto grande di pelle che ci induce a pensare che sia un postino: in realtà scopriamo dopo poco che è un funzionario pubblico del collegio Capranicense.

Ci rendiamo conto che è meglio spostare la nostra attenzione su qualcuno di più appariscente, preso atto dell’errore che ci ha indotto a giudicare qualcuno dagli abiti così anonimi. Una bella signora anziana dal cappottino giallo è perfetta.





Cerca le scarpe per la nipotina vicino al collegio. Attraversa Piazza della Rotonda è entrata nella Posta adiacente a Piazza Sant’ Eustachio dove, tra l’altro c’è il caffè più buono del mondo. Sceglie di sedersi lì a leggere il giornale. Poco dopo capiamo che non è il caso di aspettarla.




In quel momento esce dalla Posta una chicchissima signora dal cappotto rosa shocking con mille buste della spesa. In mezzo a queste buste ne aveva una colorata e fiorata: orrenda. Altro soggetto che non possiamo farci scappare. Incuriosite la seguiamo fino a largo di Torre Argentina, attraversando un vicolo dove notiamo una vecchia insegna “spaccio del latte” all’ingresso di un locale.

Imbocca via del Sudario. Svolta per via dei Chiodari, che con nostra grande sorpresa diventa vicolo dei Chiodaroli: ci siamo perse.


















In via monte della Farina l’odore del pane caldo appena sfornato attira la signora che entra in un fornaio. Lì di fronte si trova un negozio di abbigliamento molto colorato che si intonava con lo spirito allegro della signora rosa, dove infatti lei si ferma ben dieci minuti ed esce con il doppio delle buste.












Non essendo soddisfatta si ferma anche ad ammirare altri negozi mentre cammina verso piazza dei Campo dei Fiori dove si trova il famoso mercato.


















Compera un tappetino da bagno da milioni di euro e poi si dirige fiera e tronfia in via dei Baullari dove contempla per qualche minuto la mortadella gigante ma si rende conto che è meglio andare via per non rischiare di dover pensare ad un altro cappottino

Successivamente percorre corso Vittorio, arriva a piazza Navona, dove la musica di strada è sempre di sottofondo e prende via del Governo Vecchio per fermarsi a comprare spezie e sottaceti a “i Monasteri”.









Resta cinque minuti a chiacchierare con il cassiere allegramente. A questo punto deduciamo che questa signora è una semplice abitante di questo quartiere e i suoi giri sono una semplice passeggiata quotidiana. Il tempo è scaduto e possiamo tormare a casa.





















































Federica Caretta, Marta Fava, Teresa Gallo, Livia Massaccesi

lunedì 14 aprile 2008

Deriva01 • Stefano Vittori

Per questa prima deriva ho deciso di scattare le 18 foto a distanza di 3’ 33’’(3’ 33’’ x 18 = 60’) in modo da scandire il racconto in piccole unità di tempo regolari e dare la stessa importanza a ogni frazione del pedinamento.

11 40' 00''
Il turista pedinato percorre Via di Torre Argentina, guardando la sua cartina alla ricerca di qualcosa.


11 43' 30''
Giunto in Via Florida, prosegue a testa bassa leggendo la mappa.



11 47' 00''
E' ancora in Via Florida, guarda l'insegna del Bar Amore.



11 50' 30''
Entra nel bagno.




11 54' 00''
Ordina e attende...




11 57' 30''
... e attende ancora.




12 01' 00''
Finalmente arriva il pasto precotto.
Sono lasagne, inizia a mangiare...



12 04' 30''
...beve un pò d'acqua, mangia...




12 08' 00''
...mangia...




12 11' 30''
...lentamente continua a mangiare...




12 15' 00''
...un altro pò d'acqua per poi continuare...




12 18' 30''
...finalmente finisce. Ringrazia ed esce.




12 22' 00''
Uscito in Via Florida, riprende la fedele cartina e vi posa nuovamente gli occhi.



12 25' 30''
Segue le indicazioni della mappa per tornare su Via di Torre Argentina.



12 29' 00''
Giunge a Largo di Torre Argentina e da qui muove i passi verso la nuova meta.



12 32' 30''
Cerca sulla palina il proprio bus. E' il 492.




12 36' 00''
Sul bus si guarda poco intorno, guarda la cartina e conta le fermate.



12 40' 00''
Il tempo è scaduto. Scendo. Lui continua...




Con queste foto ho voluto far emergere, in senso critico, la scomparsa della città. La persona da me pedinata era talmente indaffarata a seguire le indicazioni sulla cartina che non ha vissuto la città, ma solamente la sua interfaccia, rapportandosi unicamente con le rappresentazioni della stessa: cartelli, lapidi delle vie, segnaletica stradale, insegne, paline, etc. Da questo si evince quindi, che talvolta siamo tanto abbagliati da un traguardo da non considerare il percorso con cui lo raggiungiamo, e molto spesso è proprio in questo che risiede la virtù del primo. Se solo il turista avesse buttato via la cartina e si fosse guardato intorno perdendo, magari, i suoi punti di riferimento, si sarebbe trovato a confronto con una città mai vista prima.
La sua versione della città.
Ed è proprio indagando il suo fare che mi sono accorto che esistono tante città nella città, scoprendo una sorta di gioco di scatole cinesi in cui un universo ne racchiude tanti altri.